Ponte Tibetano di Crero: escursione facile con vista sul Lago di Garda

Ponte Tibetano di Crero: escursione facile con vista sul Lago di Garda

Se state cercando un’esperienza immersa nella natura, lontano dai percorsi più turistici, il ponte tibetano di Crero è la meta perfetta per una mezza giornata tra trekking leggero e panorami mozzafiato. Sospeso a circa 40-45 metri di altezza, questo ponte offre una vista spettacolare sulla Val Vanzana e, nelle giornate limpide, sulla sponda bresciana del Lago di Garda.

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Come raggiungere il ponte tibetano di Crero

Io ho scelto di seguire il sentiero che parte da Pai di Sopra. Vi consiglio di impostare sul navigatore Via per la casetta, poco prima sulla sinistra troverete un piccolo parcheggio. Vi consiglio di arrivare la mattina presto altrimenti rischiate di non trovare posto. Il parcheggio è gratuito proprio vicino all’inizio del sentiero, praticamente di fronte infatti, trovate Via per la Casetta. Lungo il percorso è importante non perdere di vista i segnali, che possono essere sugli alberi o sulle staccionate, per restare sempre sulla giusta direzione. 

Il sentiero

In circa 20–30 minuti di cammino si raggiunge il ponte, alternando tratti in salita leggera e scorci panoramici già suggestivi. Il sentiero è semplice, ma ci sono tratti con sassi leggermente sdrucciolevoli, soprattutto vicino al ponte e in alcune piccole salite. Anche se non è un percorso tecnico, è davvero meglio indossare scarpe da trekking o almeno scarpe con buona suola per evitare di scivolare o perdere l’equilibrio. 

Il ponte è lungo circa 34 metri, realizzato in acciaio con griglia antiscivolo, quindi si attraversa in totale sicurezza. Anche chi porta con sé una bicicletta può spingerla a mano sul ponte senza problemi. Camminare sospesi sopra la valle regala una sensazione di leggerezza incredibile — per me è stato uno dei momenti più belli dell’escursione.

Una volta arrivati al ponte, dall’altra parte il sentiero è scosceso e poco curato, sinceramente non consiglio di proseguire ma di tornare indietro.

Perché consiglio questa escursione

Questa è un’escursione semplice, ma che regala un grande impatto visivo. È perfetta per chi cerca una gita breve immersa nella natura, ideale per mezza giornata. Io l’ho trovata perfetta per staccare dal caos, respirare aria fresca e scoprire un angolo nascosto sul Lago di Garda.

 

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Trekking facile sul Lago di Garda: guida completa

Trekking alla Rocca di Garda: percorso facile con vista su Garda e Bardolino

Se state cercando un trekking facile sul Lago di Garda, panoramico e adatto praticamente a tutti, il sentiero della Rocca di Garda è una scelta perfetta. Un percorso breve ma sorprendente, che regala una vista doppia: da un lato il borgo di Garda, dall’altro Bardolino e la costa meridionale del lago.

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Perché scegliere il trekking alla Rocca di Garda

Questo sentiero è ideale se:

  • volete una camminata breve ma panoramica

  • siete sul Lago di Garda per un weekend

  • viaggiate in coppia o con bambini abituati a camminare

  • cercate un’escursione non impegnativa, ma appagante

La Rocca di Garda è una terrazza naturale sospesa sopra il lago, perfetta anche al tramonto.

Come arrivare alla Rocca di Garda

Se arrivate in auto, l’uscita consigliata dall’autostrada è la A22 – uscita Affi – Lago di Garda Sud. Una volta usciti, seguite le indicazioni stradali per Garda.

📍 Dove parcheggiare: potete lasciare l’auto nei parcheggi vicino al centro di Garda o vicino alla chiesa di San Bernardo, lungo la via ci sono alcuni parcheggi disponibili gratuiti ma arrivate presto, soprattutto nei weekend o in alta stagione, perché i posti non sono molti.

Da qui, proseguite a piedi verso il centro di Garda arrivando in Via San Bartolomeo (di seguito foto della via). A un certo punto vi troverete davanti a una piccola scalinata leggermente nascosta. Bisogna guardare bene i cartelli: ne troverete uno con scritto Rocca-Eremo, segnato con la lettera A in rosa, che indica il Percorso A.

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La scalinata è semplice e ben tenuta e si percorre in circa 30 minuti. Alla fine della scalinata si arriva a un bivio:

  • andando a sinistra si incontra un tratto panoramico sul lago, ma non porta direttamente al parco principale

  • andando a destra si prosegue verso lo spiazzo verde con parco, passando anche da piccole grotte naturali che risalgono alla Prima e Seconda Guerra Mondiale.

Dopo circa 5–10 minuti di cammino si arriva finalmente al grande parco panoramico.

Il parco è ideale per:

  • picnic

  • relax

  • godersi il panorama

Consiglio di portare con voi acqua, snack ed eventualmente il pranzo poiché su non ci sono aree ristoro.

Da qui si vede:

  • da un lato Garda, fino a Punta San Vigilio nelle giornate limpide

  • dall’altro lato Bardolino, con le sue acque cristalline

È uno dei punti più belli e rilassanti di tutto il trekking.

Esperienza etica con gli elefanti a Chiang Mai

Esperienza etica con gli elefanti in Thailandia

Durante il mio ultimo viaggio in Thailandia, ciò che ho apprezzato di più è stato il contatto autentico con la popolazione locale e le esperienze uniche che ho vissuto. In particolare, a nord del Paese, lontano dal turismo di massa, ho scoperto un luogo che mi ha lasciato senza parole: il Chai Lai Orchid, un santuario etico per elefanti dove ho vissuto un’esperienza davvero indimenticabile.

Dove si trova?

Il Chai Lai Orchid è un santuario etico per elefanti situato nel nord della Thailandia, nella provincia di Chiang Mai, immerso nella giungla e lontano dal turismo di massa. Questo eco-resort unico offre l’opportunità di vivere un’esperienza autentica con gli elefanti, rispettando il loro benessere e la natura circostante.

Raggiungere il Chai Lai Orchid a Chiang Mai è semplice se si prenota un transfer tramite il resort o un’auto privata con autista, che vi porterà attraverso panorami spettacolari di montagne, risaie e foreste tropicali. Per chi preferisce organizzarsi autonomamente, è possibile arrivare con un’auto a noleggio seguendo le indicazioni verso Mae Taeng, la zona dove si trova il santuario.

L'esperienza in breve: trekking, pranzo nella giungla e notte a casa di una famiglia locale

Siamo arrivati al Chai Lai Orchid e ci hanno accolto in una tipica capanna di legno aperta, che fungeva da reception. Qui abbiamo lasciato le valigie, sapendo che ci sarebbero state portate direttamente alla nostra camera più tardi. Dopo una breve presentazione, ci hanno introdotto alla nostra guida per i due giorni: Cho, un ragazzo del posto che è nato e cresciuto nella giungla. In tono scherzoso l’abbiamo subito soprannominato il “re della giungla”, perché davvero ne conosceva ogni angolo.

Siamo partiti subito con il trekking nella giungla. Aveva una difficoltà media, soprattutto per il terreno bagnato dalla pioggia del giorno prima: ci siamo arrampicati su radici e tronchi, attraversato un piccolo fiume su un tronco e camminato su sentieri scivolosi. Scarpe adatte e abbigliamento comodo sono fondamentali, perché altrimenti si rischia di scivolare – e io, che non avevo le scarpe adatte, l’ho provato sulla mia pelle.

Durante il percorso, Cho ha tirato fuori dal suo zainetto un coltello tipo sciabola per tagliare un pezzo di bambù, senza dirci subito a cosa sarebbe servito. Più avanti ci siamo fermati a una cascata spettacolare, dove c’era una piccola capanna di legno: qui abbiamo pranzato. Il pranzo è stato incredibile: Cho ci ha insegnato a preparare una zuppa di verdure cotta all’interno del bambù. Abbiamo raccolto zucchine e altre verdure dal campo vicino, le abbiamo lavate, tagliate a cubetti e inserite nella canna di bambù insieme ad acqua, spezie e un’erba aromatica simile all’erba cipollina. Chiuso con carta stagnola, abbiamo messo il bambù a cuocere sul fuoco. Nel frattempo, Cho ha preparato spiedini di pollo fresco, infilzandoli su stecchi lunghi e cuocendoli sul fuoco insieme al bambù. Per chi si stesse chiedendo da dove avesse tirato fuori il pollo fresco, si, lo ha tirato fuori dal suo magico zainetto, se lo era portato dietro per tutto il trekking.

Per apparecchiare il pranzo, ha utilizzato una grande foglia di banano e mentre aspettavamo la cottura ottimale dei nostri spiedini ci ha offerto riso tipico alle verdure, già preparate e avvolte in foglie e anch’esso tirato fuori dallo zainetto. Lo so è incredibile quante cose avesse lì dentro ma preparatevi perché non è finita. Infatti ecco la sorpresa finale: una piccola anguria fresca che sbuca dallo zaino! Ok, sarà stato lo zaino di Mary Poppins perché vi giuro che era piccolissimo e durante il trekking non dava l’idea che fosse pieno e pesante.

Ed ecco il nostro pranzo nella giungla vista cascata: un momento davvero magico e immersivo nella natura.

Dopo pranzo, abbiamo ripreso il trekking per altre due ore, attraversando paesaggi mozzafiato, dalle risaie ai bananeti, passando tra sentieri alberati e scorci incredibili sulla valle. Cho ci ha accompagnato anche a vedere la sua casa nella giungla, facendoci sentire ancora più immersi nella vita locale.

La parte più emozionante per me è stata la notte trascorsa presso una famiglia locale. La loro casa in legno di teak aveva una veranda ampia e spaziosa con vista sulle risaie circostanti. Nonostante una pioggia intensa, che forse rendeva tutto ancora più affascinante, abbiamo preparato insieme la cena tipica, giocato con i bambini e osservato la loro routine serale: molto autonomi e partecipi, hanno fatto i compiti, aiutato in cucina e giocato con noi. Abbiamo dormito nella loro camera privata, con bagno esterno tipico della zona, e siamo stati accolti con incredibile gentilezza e ospitalità. La mattina successiva abbiamo fatto colazione insieme a loro e poi ripreso il percorso verso il Chai Lai Orchid.

Durante il ritorno abbiamo avuto anche la fortuna di vedere alcuni elefanti in libertà, un’anticipazione emozionante dell’esperienza successiva: il vero cuore del viaggio, il contatto con gli elefanti in un santuario etico.

Esperienza al santuario etico degli elefanti

Una volta rientrati al Chai Lai Orchid, Cho ci ha spiegato che per vivere l’esperienza con gli elefanti avremmo intrapreso un altro percorso, addentrandoci nuovamente nella giungla. Abbiamo camminato per circa un’oretta, attraversando sentieri immersi nel verde e passando anche da un villaggio locale autentico,il villaggio Karen. Qui abbiamo incontrato una famiglia del posto, che ci ha mostrato come realizzano e indossano i loro abiti tradizionali, facendoci sentire ospiti e non semplici visitatori di passaggio.

Proseguendo, siamo arrivati finalmente nel luogo dove vivono gli elefanti: un’area ampia e naturale, dove gli animali si muovono liberamente, senza catene, recinti o costrizioni. Qui abbiamo iniziato a camminare insieme a loro, osservandoli nel loro ambiente, rispettando i loro tempi e il loro spazio. Uno dei momenti più emozionanti è stato l’incontro con un elefantino di appena sei mesi, sempre accanto alla sua mamma.

Durante l’esperienza ci hanno insegnato a preparare il cibo per gli elefanti, spiegandoci cosa mangiano, quali ingredienti sono utili per il loro benessere e come questa alimentazione aiuta anche il loro apparato digerente. Abbiamo preparato la loro pappa insieme allo staff e poi ci hanno mostrato come offrirla nel modo corretto: direttamente in bocca, quando possibile, oppure tramite canne di bambù, che gli elefanti afferravano con la proboscide e sgranocchiavano con calma.

Successivamente ci siamo spostati lungo il fiume per vivere uno dei momenti più intensi dell’esperienza: il bagno insieme agli elefanti. Ci siamo immersi nell’acqua accanto a loro, condividendo lo stesso spazio, ma senza mai forzarli, toccarli o lavarli. È stato un momento di profondo rispetto e connessione, in cui l’animale resta sempre libero di scegliere come comportarsi.

Quello che rende il Chai Lai Orchid un vero santuario etico per elefanti in Thailandia è proprio questo approccio: gli animali non vengono sfruttati, non sono incatenati, non fanno spettacoli e non sono trattati come attrazioni da circo. Al contrario, vengono salvati da situazioni di abuso, curati, rispettati e lasciati vivere secondo la loro natura.

Purtroppo in Thailandia esistono ancora molte strutture che si definiscono “santuari” solo per attirare turisti, ma che in realtà continuano a sfruttare gli elefanti. Il Chai Lai Orchid è l’esatto opposto: un luogo dove il benessere degli animali viene prima di tutto. Proprio per questo motivo lo consiglio senza alcun dubbio a chiunque voglia vivere un’esperienza etica e consapevole con gli elefanti, evitando realtà che sono solo specchietti per le allodole.

I pacchetti e le esperienze disponibili

Il Chai Lai Orchid propone davvero tantissimi pacchetti ed esperienze diverse, pensate per adattarsi a ogni tipo di viaggiatore e al tipo di esperienza che si desidera vivere in Thailandia. Proprio per questo motivo, il mio consiglio è di dare un’occhiata direttamente al sito ufficiale, dove tutte le opzioni sono spiegate in modo molto chiaro e dettagliato.

https://chailaiorchid.com/day-trips-and-elephant-experiences/elephants-homestay/

È possibile scegliere tra esperienze più avventurose e “wild”, che includono trekking nella giungla e il pernottamento presso famiglie locali, dormendo nelle loro case e condividendo la quotidianità della vita nella giungla, oppure optare per un’esperienza più rilassante, soggiornando nei bungalow del Chai Lai Orchid, immersi nella natura, con la possibilità di svegliarsi al mattino circondati dalla giungla e, in alcuni casi, con gli elefanti a pochi passi.

Ci sono pacchetti di una o più notti, esperienze giornaliere e combinazioni che uniscono trekking, cultura locale ed esperienza etica con gli elefanti. La scelta dipende davvero dal tipo di viaggio che volete vivere: più essenziale e autentico, oppure più confortevole ma sempre nel rispetto della natura e degli animali.

Perché consiglio questa esperienza

Questa esperienza al Chai Lai Orchid mi è rimasta davvero nel cuore. È stata una delle parti più intense e autentiche del nostro viaggio in Thailandia, non solo per il contatto con gli elefanti, ma per tutto ciò che le ruota attorno: la natura, le persone, la vita nella giungla.

La consiglio sinceramente a chiunque voglia vivere una Thailandia vera, lontana dai resort turistici e dalle esperienze costruite solo per i visitatori. Qui ci si sente parte di qualcosa di reale, vivo, rispettoso degli animali e delle comunità locali. Non è un’esperienza da “guardare”, ma da vivere, con tutti i sensi.

Se cercate un viaggio che vi lasci qualcosa dentro, che vi faccia rallentare e vi permetta di entrare in contatto con l’essenza più autentica di questo Paese, il Chai Lai Orchid è, secondo me, una scelta che vale davvero la pena fare.

Il 1° museo dell’olio in Italia si trova sul Lago di Garda

Alla scoperta del primo museo dell'olio in Italia: MUSEUM di Cisano

Cosa vi viene in mente quando pensate all’olio?
A me viene in mente una sola parola: casa. La cucina di mia nonna, le ricette semplici, l’olio che non mancava mai sulla tavola e che finiva un po’ ovunque.

È il prodotto che in casa non manca mai, quello che accompagna ogni piatto e che, almeno per noi italiani, racconta famiglia, tradizione e quotidianità

Ed è proprio partendo da questi valori che ho iniziato a cercare un museo dell’olio nella zona del Lago di Garda. Cercavo un luogo che non raccontasse solo un prodotto, ma che trasmettesse un senso di appartenenza, una storia vera.

Navigando tra siti e profili social, il Museum di Cisano sul Lago di Garda mi ha colpita subito: dal loro sito internet e dalla pagina Instagram traspariva chiaramente un forte legame con la famiglia e con le tradizioni. Un’impressione che è stata pienamente confermata una volta vissuta l’esperienza dal vivo grazie ai racconti di Flavio e Alessia Turri che oggi gestiscono il Museum, eredità di famiglia.

Camminando tra le sale, tra antiche presse e strumenti storici, mi sono resa conto di quanto lavoro, dedizione e cura ci siano dietro a una bottiglia di olio extravergine di qualità. Non è solo un ingrediente: è cultura, tradizione e senso del luogo.

La nascita del primo museo dell'olio in Italia

Negli anni Sessanta, Umberto e Teresita rilevarono un piccolo frantoio a Cisano sul Lago di Garda e decisero di vendere il loro olio, facendo una scelta precisa: produrre solo olio di qualità, extravergine.

Da sempre amante di storia, viaggi (come me) e olivicoltura, Umberto unì le sue passioni e questo aspetto mi ha affascinato molto poiché è quello che amo fare anche io.
Durante i loro viaggi in camper attraverso l’Europa infatti, Umberto e Teresita rimanevano impressionati alla vista di pezzi storici della tradizione olivicola, trascurati e dimenticati tra cortili, stalle e vecchie cantine. Antiche presse, torchi, enormi viti e ingranaggi di frantoi in legno, abbandonati sotto cumuli di macerie e ormai dimenticati. Pezzi rari, unici, che Umberto e Teresita decisero di recuperare e restaurare per passione.
Soltanto negli anni ’80 pensarono che fosse un peccato non esporli e non raccontarne la storia, quindi decisero di esporli in quello che diventerà il primo museo dell’olio in Italia: il Museum.

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Il museo

Il percorso del Museum vi accompagna in un vero viaggio nella storia dell’olio, partendo da un’epoca in cui le tecniche di lavorazione erano rimaste praticamente invariate per secoli, fino ad arrivare agli inizi del Novecento, quando il progresso tecnologico iniziò a trasformare profondamente il modo di produrre l’olio.

Lungo il percorso si incontrano strumenti antichi e poco comuni, molti dei quali risalgono al Settecento: presse a leva, frantoi con ruota a trazione idrica, torchi in legno e in metallo, antiche macine e una suggestiva collezione di oliere. Ogni oggetto è accompagnato da pannelli esplicativi che ne raccontano la funzione, la storia e le curiosità, rendendo la visita non solo interessante, ma anche facile da seguire e coinvolgente.

Il Museum si articola in tre sale principali e, in uno dei passaggi più affascinanti del percorso, è stata ricreata l’atmosfera dei frantoi di un tempo. Spazi che un tempo venivano costruiti sottoterra, perché le condizioni climatiche favorivano la lavorazione delle olive. Questa sezione immersiva permette di comprendere davvero come si lavorava in passato e di avvicinarsi alla quotidianità dei frantoiani, fatta di gesti lenti, fatica e grande sapere artigianale.

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Oggi

Oggi il Museum è gestito da Flavio Turri, insieme alla moglie e alla figlia Alessia, che lo rendono sempre più moderno, interattivo e coinvolgente. Tra le novità ci sono sale video che spiegano la coltivazione delle olive, la raccolta e i processi di produzione dell’olio, combinando tradizione e innovazione per un’esperienza completa e immersiva.

Lo shop

Alla fine del percorso, il Museum offre un’esperienza che continua nello shop. Qui si trovano diverse varietà di olio extravergine, DOP, una selezione di oli aromatizzati al limone, peperoncino, rosmarino, basilico, aglio, tartufo e arancia.

Ciò che rende unici questi oli è la cura e la qualità delle materie prime, tutte biologiche e attentamente selezionate. Il metodo utilizzato è particolare: ad esempio, per l’olio al limone non si ricorre a essenze o a macerazione delle bucce. Le bucce di limoni biologici vengono tritate insieme alle olive, creando un vero olio al limone, naturale al 100%. Lo stesso procedimento viene applicato a tutti gli altri aromi, dal basilico al rosmarino, così da ottenere oli genuini e ricchi di sapore.

Oltre agli oli, lo shop propone anche una linea cosmetica a base di olio di oliva, apprezzata per le sue proprietà nutrienti e rigeneranti. Tra i prodotti principali:

  • Crema viso all’olio di oliva, ideale per idratare e proteggere la pelle delicata, lasciandola morbida e luminosa.

  • Crema mani all’olio di oliva, perfetta per nutrire e rigenerare le mani secche o stressate, mantenendole vellutate e protette.

  • Siero contorno occhi formulato per nutrire e idratare una zona particolarmente sensibile del viso. Grazie alle proprietà emollienti e antiossidanti dell’olio di oliva, il siero aiuta a mantenere la pelle elastica, a contrastare la sensazione di secchezza e a rendere lo sguardo più disteso. È indicato per chi ha la pelle delicata o tende ad avere il contorno occhi disidratato, soprattutto nei periodi di maggiore stress o freddo.

  • Sapone solido naturale proposti in diverse profumazioni. Sono ideali per chi ama la saponetta tradizionale e per chi ha una pelle sensibile, perché detergono in modo delicato senza seccare. L’olio di oliva, noto per le sue proprietà lenitive e nutrienti, rende questi saponi adatti all’uso quotidiano, sia per il viso che per le mani, aiutando a mantenere la pelle morbida e protetta.

Infine, il Museum offre una selezione di oggettistica in legno, perfetta per la casa o come regalo: mestoli, sottopentole, mortai, ciotole, centrotavola e altri articoli realizzati in legno d’olivo, materiale simbolo della tradizione olivicola locale.

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Degustazione gratuita

Alla fine del percorso, il Museum offre un’esperienza che completa la visita: una degustazione gratuita di tutti i prodotti presenti nello shop. È un’occasione perfetta per assaporare e capire la qualità degli oli, senza fretta e in modo guidato.

Si possono provare tutti gli oli aromatizzati, dall’olio al limone a quello al rosmarino, peperoncino, basilico o aglio, così come l’olio extravergine D.O.P. e le altre specialità in vendita, come creme spalmabili a base di olio di oliva e altri prodotti artigianali. Senza dubbio il mio olio aromatizzato preferito è stato quello al rosmarino ma trovo perfetto anche quello al limone che salva tante ricette quando non ho in casa i limoni. A tal proposito in fondo all’articolo vi lascio una ricetta in cui è perfetto!

La degustazione non è solo un assaggio: permette di percepire le differenze tra i vari oli, di apprezzarne aromi e sapori, e di fare una scelta consapevole prima di acquistare. Questo piccolo rituale finale trasforma l’esperienza del Museum in qualcosa di sensoriale e personale, perché ogni assaggio racconta la storia, la cura e la qualità dei prodotti che Teresita, Umberto e oggi Flavio e la sua famiglia portano avanti da generazioni.

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Orari di visita e costo

Il Museum può essere visitato sia in autonomia sia tramite visite guidate, a seconda delle esigenze.

Per singoli visitatori e famiglie non è necessaria la prenotazione e l’ingresso è gratuito.
Il percorso si svolge in autonomia grazie a video-guide interattive, che si attivano tramite touch screen e accompagnano la visita passo dopo passo.

Le video-guide sono disponibili in diverse lingue:
italiano, inglese, tedesco, francese, olandese, polacco, russo, spagnolo e ungherese.

NOTA: il percorso del Museum si sviluppa su più livelli e prevede la presenza di scale.

Le visite guidate con il personale sono disponibili solo per i gruppi e su prenotazione.
In questo caso l’ingresso è a pagamento.

Per gruppo si intende un minimo di 15 persone.
Per numeri inferiori, la visita va concordata direttamente con la struttura, con un eventuale adeguamento del costo.
Il numero massimo di partecipanti è di 50 persone.

Per motivi organizzativi, le visite guidate per gruppi si svolgono esclusivamente al mattino, con arrivo previsto tra le 9:00 e le 9:30.

Attualmente le visite guidate sono sospese e riprenderanno a partire dal mese di marzo.

Per ricevere informazioni aggiornate sugli orari di apertura, sulle visite guidate o per prenotare una visita di gruppo, è possibile:

 

Ricetta "Risotto al limone con gamberi"

Questa è una di quelle ricette in cui l’olio fa davvero la differenza. L’olio extravergine aromatizzato al limone del Museum, essendo ottenuto dalla lavorazione diretta delle bucce di limone biologiche insieme alle olive, ha un profumo naturale e delicato, perfetto per piatti a base di pesce.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:

  • 160 g di riso Carnaroli

  • 8–10 gamberi freschi

  • 1 scalogno piccolo

  • Brodo vegetale leggero (o di pesce)

  • Mezzo bicchiere di vino bianco 

  • Olio extravergine di oliva aromatizzato al limone Museum

  • Sale q.b.

  • Pepe bianco (facoltativo)

PROCEDIMENTO:

Pulite i gamberi eliminando il carapace e il filo intestinale. Teneteli da parte.
In una casseruola fate soffriggere dolcemente lo scalogno tritato con un filo di olio extravergine aromatizzato al limone del Museum. Aggiungete il riso e fatelo tostare per un minuto, poi sfumate con il vino bianco.

Portate a cottura il risotto aggiungendo il brodo poco alla volta, mescolando. A pochi minuti dalla fine, unite i gamberi e lasciateli cuocere delicatamente.

A fuoco spento, mantecate il risotto con un generoso filo di olio al limone del Museum, che darà al piatto freschezza, profumo e una nota agrumata naturale, senza bisogno di aggiungere scorza o succo di limone.

Regolate di sale e, se vi piace, una leggera spolverata di pepe bianco.

Il risultato?

Un risotto profumato, equilibrato e leggero, in cui il limone non copre il pesce ma lo accompagna. Un esempio perfetto di come l’olio aromatizzato al limone del Museum possa diventare protagonista del piatto, non un semplice condimento finale.

Nei pasti di tutti i giorni invece? 

Beh io lo uso sempre per condire un bel piatto di bresaola, rucola e scaglie di grana.